Il 21 aprile 2026 noi della Trade Community siamo entrati in un luogo che è molto più di un’azienda. Siamo stati accolti nel Davines Village di Parma, dove ogni spazio sembra
raccontare una visione precisa: quella di un equilibrio possibile tra bellezza, lavoro e natura.
Fondata nel 1983 dalla famiglia Bollati, Davines nasce come piccolo laboratorio di ricerca. Oggi è una realtà internazionale, ma ciò che colpisce è come le sue radici siano ancora visibili, quasi tangibili, in ogni scelta. Non solo nei prodotti, ma nel modo in cui l’azienda prende forma, respira, si inserisce nel paesaggio.
Un luogo da vivere
Appena arrivati, la sensazione è chiara: qui il verde non è decorazione, è presenza viva. Gli uffici si aprono su spazi luminosi, pensati per il benessere delle persone prima ancora che per la produttività. Non c’è rigidità “corporate”, ma un senso di casa, di familiarità contemporanea. Il Village, progettato dallo studio di Matteo Thun e Luca Colombo, reinterpreta infatti le architetture rurali italiane, trasformandole in un luogo dove lavorare significa anche abitare.
Al centro, una grande serra di vetro diventa il cuore pulsante: uno spazio condiviso, leggero e aperto, dove lavoro e relazione si incontrano.
Ricerca, terra, rigenerazione
Ma è all’esterno che la visione si espande davvero. Il giardino scientifico, un laboratorio a cielo aperto, racconta un approccio alla ricerca che parte dalla terra. Qui le piante non sono solo risorse, ma interlocutori. Aromi, colori, profumi e proprietà officinali diventano materia viva per sviluppare formule in modo consapevole e sostenibile.
Di fronte al Village si estende l’EROC, lo European Regenerative Organic Center, nato nel 2021 in collaborazione con il Rodale Institute. Diciassette ettari dedicati alla ricerca e alla formazione, dove la coltivazione rigenerativa non è solo praticata, ma condivisa. Non è un progetto chiuso, ma aperto anche ad altre aziende e ai contadini: un invito concreto a ripensare il rapporto con la terra.
Questa attenzione si riflette anche nel progetto Kilometro Verde, nato per contrastare l’inquinamento dell’autostrada A1 attraverso la piantumazione di alberi.
For a Good Life
Negli anni, Davines ha evoluto il proprio linguaggio: da “sustainable beauty” a “for a good life”. Non è solo un cambio di parole, ma di prospettiva. Una “good life” è descritta come
armonia tra scopo e meraviglia, tra ciò che facciamo e il significato che scegliamo di dare alle nostre azioni. Un’idea ispirata alla kalokagathia, dove bellezza e virtù coincidono.
Durante la visita, questa filosofia non è apparsa come un manifesto, ma come qualcosa di concreto, diffuso. In un giardino, in una scelta architettonica, in un progetto condiviso.
E forse l’immagine che meglio racchiude questa esperienza è quella raccontata in una delle loro storie: uno spirito che cuce una grande coperta, rammendando una terra arida finché torna a generare vita. Un uomo la osserva, poi si sdraia sotto quella coperta, trovando rifugio.
In quel gesto semplice c’è molto di ciò che abbiamo percepito: l’idea che prendersi cura del mondo significhi, in fondo, creare uno spazio in cui anche noi possiamo sentirci parte, protetti e responsabili allo stesso tempo.
Articolo di Serena Latini
Fonti
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